Akoya

Akoya: A Ceremony of Taste in Turin's Historic Heart

Turin has always carried a certain understated grace, and its dining landscape has just welcomed a worthy addition. Akoya, which opened in September 2025 inside a lovingly restored 16th-century palazzo, is reshaping how the city engages with Japanese cuisine.

Located within the stunning Spazio Musa at Via della Consolata 11/E, the restaurant is the shared vision of Michelin-starred chef Christian Mandura — known for Unforgettable — and Chef Alessandro Daddea. Joining Mandura and Daddea in the kitchen is the young talent talent Matilde Pangrazi.

The Canvas: Spazio Musa Before even reaching the dining room, guests are immersed in the creative energy of Spazio Musa. Housed in this meticulously restored palazzo, it functions as a dynamic, multi-level gallery and cultural hub where contemporary art exhibitions and striking installations breathe modern life into ancient architecture. Wandering through its vaulted, art-filled corridors acts as a breathtaking prelude to the meal. It adds an undeniable layer of sophistication to the evening, bridging the visual arts of the gallery with the culinary craftsmanship waiting just around the corner.

Don't come expecting a conventional sushi bar or a concept built on trends. Akoya is rooted in restraint: a place where the pace softens and a meal becomes something closer to a ceremony.

"Turin was missing a true signature Japanese restaurant," Mandura explains. "Not a sushi bar, not a commercial concept — a place that treats Japanese ingredients with the same seriousness I bring to cooking in general."

What they've built is a considered conversation between Japanese precision and European sensibility. Exposed historic brickwork sits alongside clean lines of wood and gold. The lighting is deliberate; the mood, almost suspended. "The environment doesn't invade," says Mandura. "It accompanies."

Akoya divides its offering into two distinct but complementary experiences, each suited to a different kind of evening.

The Lounge: A Fluid Prelude

Open from 6:00 PM to midnight, the Lounge caters to the pre-dinner aperitivo crowd and those winding down after dark. Under the direction of bartender Simone Tasini, formerly of Three Sheets London, the cocktail menu draws on classic Japanese pantry staples — yuzu, wasabi, matcha, miso — to striking effect.

  • The Mugicha Highball: Made with Nikka whisky, roasted barley tea, cedarwood, and soda, this proved an ideal companion to the opening acts of the omakase.

  • The Miso Old Fashioned: A blend of bourbon, miso, and Lapsang tea that arrived at exactly the right moment alongside the sweeter dishes of the third act.

The Omakase: The Necessity of Essence

The true heart of Akoya beats in the Sala Italia, where no more than ten guests per night are seated at a sweeping curved American oak counter for a 15-course omakase that shifts daily.

The evening unfolds in three deliberate acts:

  1. Act I: Opens with inventive starters that marry Japanese technique with exceptional produce — an oyster brightened with yuzu, and a calamaro somen in which squid is sliced so finely it mimics the look and delicacy of noodles.

  2. Act II: This is where the team’s commitment to craft comes fully into focus. Every dish is prepared in front of guests using locally sourced daily catches and Koshihikari Minami-Uonuma, widely regarded as among the finest sushi rice available anywhere. Standouts included a flawless sea bream nigiri and a rich toro hand roll.

  3. Act III: Closes the journey on a playful note — a chocolate mochi paired unexpectedly with caviar, followed by petit fours and a digestif from the bar.

With Akoya, Mandura, Daddea and Pangrazi have produced something that feels simultaneously steeped in tradition and alive in the present. Surrounded by the creative pulse of Spazio Musa's art exhibits, the restaurant transcends simple dining. Whether you settle into the Lounge for a carefully crafted cocktail or give yourself over to the full omakase at the oak counter, Akoya is the kind of place you don't just visit — you inhabit it.

Christian Mandura

Alessandro Daddea

Matilde Pangrazi

Simone Tasini

Torino ha sempre avuto una certa eleganza discreta, e il suo panorama gastronomico ha appena accolto un'aggiunta di grande valore. Akoya, inaugurato a settembre 2025 all'interno di un palazzo del Cinquecento sapientemente restaurato, sta ridefinendo il modo in cui la città si approccia alla cucina giapponese.

Situato all'interno dello splendido Spazio Musa in Via della Consolata 11/E, il ristorante è la visione condivisa dello chef stellato Christian Mandura — noto per Unforgettable — e dello Chef Alessandro Daddea. Ad unirsi a Mandura e Daddea in cucina c'è il giovane talento Matilde Pangrazi.

La Tela: Spazio Musa

Prima ancora di raggiungere la sala, gli ospiti vengono immersi nell'energia creativa dello Spazio Musa. Ospitato in questo palazzo meticolosamente restaurato, lo spazio funge da dinamica galleria su più livelli e polo culturale, dove mostre d'arte contemporanea e installazioni sorprendenti infondono linfa vitale moderna in un'architettura antica. Passeggiare attraverso i suoi corridoi a volta, carichi d'arte, funge da preludio mozzafiato alla cena. Aggiunge un innegabile livello di raffinatezza alla serata, facendo da ponte tra le arti visive della galleria e la maestria culinaria che attende proprio dietro l'angolo.

Non venite aspettandovi un classico sushi bar o un concept basato sulle mode del momento. Akoya affonda le sue radici nell'essenzialità: un luogo in cui il ritmo rallenta e il pasto diventa qualcosa di più simile a una cerimonia.

"A Torino mancava un vero ristorante giapponese d'autore," spiega Mandura. "Non un sushi bar, non un format commerciale, ma un posto che tratta gli ingredienti giapponesi con la stessa serietà che dedico alla cucina in generale."

Ciò che hanno costruito è una conversazione colta e ponderata tra la precisione giapponese e la sensibilità europea. I mattoni storici a vista si fondono con le linee pulite del legno e dell'oro. L'illuminazione è studiata nei dettagli; l'atmosfera, quasi sospesa. "L'ambiente non invade," dice Mandura. "Accompagna."

Akoya divide la sua offerta in due esperienze distinte ma complementari, ciascuna adatta a un diverso tipo di serata.

La Lounge: Un Preludio Fluido

Aperta dalle 18:00 a mezzanotte, la Lounge si rivolge al pubblico dell'aperitivo pre-cena e a chi desidera rilassarsi dopo il tramonto. Sotto la direzione del bartender Simone Tasini, ex del Three Sheets di Londra, il menu dei cocktail attinge agli ingredienti classici della dispensa giapponese — yuzu, wasabi, matcha, miso — con un effetto sorprendente.

  • Il Mugicha Highball: Realizzato con whisky Nikka, tè d'orzo tostato, legno di cedro e soda, si è rivelato il compagno ideale per gli atti di apertura dell'omakase.

  • Il Miso Old Fashioned: Una miscela di bourbon, miso e tè Lapsang, arrivata esattamente al momento giusto per accompagnare i piatti più dolci del terzo atto.

L'Omakase: La Necessità dell'Essenza

Il vero cuore di Akoya batte nella Sala Italia, dove non più di dieci ospiti a sera si accomodano attorno a un ampio bancone curvo in rovere americano, per un omakase di 15 portate che cambia ogni giorno.

La serata si svolge in tre atti ben precisi:

  • Atto I: Si apre con antipasti creativi che sposano la tecnica giapponese con materie prime eccezionali; un'ostrica ravvivata dallo yuzu e un somen di calamaro, in cui il mollusco è tagliato così finemente da imitare l'aspetto e la delicatezza dei tradizionali noodles.

  • Atto II: È qui che la dedizione del team all'artigianalità viene pienamente alla luce. Ogni piatto viene preparato davanti ai commensali utilizzando il pescato del giorno di provenienza locale e il Koshihikari Minami-Uonuma, ampiamente considerato tra le migliori varietà di riso per sushi al mondo. Tra i piatti forti, un impeccabile nigiri di orata e un ricco hand roll di tonno toro.

  • Atto III: Chiude il viaggio con una nota giocosa: un mochi al cioccolato abbinato inaspettatamente al caviale, seguito da piccola pasticceria e un digestivo servito dal bar.

Con Akoya, Mandura, Daddea e Pangrazi hanno dato vita a qualcosa che sembra, al tempo stesso, profondamente intriso di tradizione e vivo nel presente. Circondato dal battito creativo delle mostre d'arte dello Spazio Musa, il ristorante trascende la semplice ristorazione. Che ci si accomodi nella Lounge per un cocktail preparato a regola d'arte o ci si abbandoni all'esperienza completa dell'omakase al bancone di rovere, Akoya è quel tipo di luogo che non si limita a essere visitato: lo si abita.

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